La cartografia è sempre stata intesa come uno strumento assertivo. Quello che mostra è quello che esiste. Che può essere letto anche come il mondo riflesso del modello cartografico che si crea. La nostra prospettiva s’interroga invece se la cartografia può essere dubitativa, critica, interrogare invece che stabilire. Il nuovo ordine della globalizzazione celebra la velocità, trasformando il mondo con una rapidità inedita. Cogliere le trasformazioni sociali, economiche, politiche ed ambientali in maniera critica nella loro complessità è l’obbiettivo del nostro fare cartografia. Disegnare una mappa significa seguire una serie di regole testuali mai definitivamente formalizzate. Come per i testi scritti, esistono buone mappe e mappe pessime. La grammatica e lo stile sono fondamentali per l’espressione, dunque l’aspetto grafico, i tematismi, il rigore stilistico, la scelta della proiezione. Il piano del contenuto è invece elaborato nel momento preliminare alla realizzazione. La scelta dei data-set, dell’autorevolezza e qualità delle fonti, dallo studio delle diverse posizioni, l’efficacia dell’analisi matriciale e della corretta analisi distributiva dei dati. Il risultato diviene quello di seguire il prodotto dall’idea che lo anima fino al formato finale, sia una rivista, un atlante, una pubblicazione, un’installazione. La cartografia è un arte ed una tecnica, la mappa strumento potente, ed evocativo. La critica un’etica.
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